Posted by on Giu 29, 2012 in TESTIMONIANZE | 0 comments

Quello che mi è più difficile trasmettere è l’emozione suscitata in me dallle giornate passate insieme a questi innocenti, abbandonati alla loro vita e senza tutte le attenzioni e i piaceri che, invece, toccano a noi quotidianamente….”

Un mondo immaginario, forse non troppo simile a “La mia Africa” ma ancora più suggestivo di quel che sembra. Non credevo che la mia prima volta in Africa potesse rendermi coì evidente il distacco dalle nostre culture occidentali.
Quello che mi è più difficile trasmettere è l’emozione suscitata in me dallle giornate passate insieme a questi innocenti, abbandonati alla loro vita e senza tutte le attenzioni e i piaceri che, invece, toccano a noi quotidianamente. Gente che si affatica per appena un po’ di cibo. Bambini che per qualche caramella si accalcano facendo festa per così poco.
Non è certo stato facile dimenticare ogni comodità di cui mi circondo nella vitya d’ogni giorno mentre lì sono stato costretto a privarmi di molte cose, tra cui le più indispensabili. A tal proposito pensavo spesso e nutrivo grande ammirazione per Desirée e Carlo, cche con grande amore e rinuncia hanno posto salde, in quei luoghi le loro radici, premettendo ad ogni cosa il loro sforzo quotidiano e, forse si, il sogno di vedere su quei volti sorridenti ed umili la speranza di un futuro migliore.
Spesso, passando le giornate e osservando quella gente insieme a tanto degrado sovviene l’idea che sia impossibile risollevare il loro stato attuale.
Non posso non avere un ricordo meraviglioso d’ogni cosa e sicuramente non potrò fare a meno di ringraziare chi mi ha coinvolto in questa iniziativa ed esprimere il più caro elogio alla missione perchè continui a tener duro e a far sognare i nostri fratelli africani.